La storia del rapporto tra un padre che, forse, deve ancora finire di crescere e di un figlio che, pur negli errori concessi alla sua età, dimostra per certi versi di essere più maturo di quello che sembra.
Secondo le dichiarazioni dello stesso regista Scialla! (Stai sereno) strizza l’occhio, con le dovute proporzioni, a commedie americane come Juno (di Jason Reitman, 2007), Broken flowers (di Jim Jarmusch, 2005), I ragazzi stanno bene (di Lisa Cholodenko, 2010); e la sensazione è che ci sia davvero qualcosa di simile nella lucida e leggera consapevolezza con cui Francesco Bruni muove i fili di questa godibile commedia. Certo, se l’ostacolo maggiore poteva essere rappresentato dal salto alla regia dopo 20 anni di scrittura, risulta essere abbondantemente superato; non potevamo aspettarci diversamente dall’opera prima di uno sceneggiatore che intende già l’atto della sceneggiatura come una “regia occulta” (dice Bruni occorre “vedere il film in fase di scrittura è una cosa che gli sceneggiatori dovrebbero fare”).
Si sente, dietro la regia, la presenza di un abile burattinaio, capace di leggere e interpretare la realtà, di evitare con maestria i pericoli di una scrittura piatta e scontata. I personaggi, lontani dal cadere nel tranello del già visto pur all’interno di un quadro leggermente bozzettistico (è pur sempre una commedia!), sono porta voci di un’autenticità, e credibilità, che non può che fare bene al nostro cinema.
Si ride con gusto con Scialla!, senza le facili e volgari scorciatoie cui ci ha abituato un certo cinema nostrano – basterebbe dare una rapida occhiata a cosa propone in questo momento la stagione cinematografica per averne un’idea. Fabrizio Bentivoglio è, come sempre, all’altezza delle aspettative; il giovane Filippo Scicchitano una scoperta, ottimo per rappresentare quel misto di spacconeria e dolcezza che caratterizza il personaggio di Luca (il ragazzo al centro delle disavventure del film).
Ciò che ci è piaciuto di più di questo film è la facilità con cui riusciamo ad abbandonarci alla leggera brezza che spira dallo schermo cinematografico, sulle note del rapper Amir, e a seguire il regista nei vari mutamenti d’animo lungo i quali ci trasporta.










